La scuola calcio in evidenza questa volta è quella del Trastevere Calcio. Realtà romana molto blasonata e conosciuta anche per le incredibili gesta della prima squadra. Da quest’anno, a dirigere il settore dedicato alla crescita dei piccoli calciatori, c’è Massimiliano De Celis, profilo di primissimo piano. Tante le sue qualifiche e le sue esperienze, alcune di queste: allenatore professionista Uefa A, direttore tecnico professionista abilitato a Coverciano, allenatore di varie nazionali di Beach Soccer. Lo abbiamo intervistato per chiedergli metodologie e programmi della scuola calcio.

Lo sport sta rivedendo la “luce”, dopo un lungo periodo estremamente provante sia per i ragazzi che per le società. Come riparte la scuola calcio del Trastevere? Con quanto entusiasmo e con quali obiettivi?

Massimiliano De Celis, responsabile della scuola calcio del Trastevere

“Onestamente non ci siamo mai fermati. Tra allenamenti senza contatto, compensati con diversi eventi del week end che abbiamo chiamato “Giochi senza Frontiere”, da inizio novembre abbiamo cercato di far vedere un minimo di sole in un inverno assai rigido e scuro. Con la recente ripresa dei contatti, gli eventi hanno preso nome di “Mundialito”, molto apprezzati da bambini e famiglie. Con l’inaspettata ripartenza dei campionati FIGC per 2008, 2009, 2010 e 2011, in aggiunta ai numerosi tornei a cui abbiamo aderito, il lavoro di tutto lo staff è stato instancabile. Colgo ancora l’occasione per ringraziarli di quanto fatto e di quanto stanno facendo, dalla segreteria agli istruttori. Ma credo che il sorriso dei bambini ci chiedeva implicitamente di giocare quanto più possibile e, seppur paghiamo dazio, oggi, per aver seguito sempre le norme del distanziamento in campo imposte dalla FIGC, stiamo preparando basi solide per l’anno prossimo.  Infine, non ci siamo fatti mancare i tornei con pernotto fuori casa (Bagnoregio, Castiglione e Acquapendente) che probabilmente resterà nei graditi ricordi dei nostri piccoli atleti, per lungo termine. Qui si tratta di un’esperienza che va oltre il calcio”.

L’offerta calcistica a livello di scuola calcio, su Roma, è molto vasta. Per i genitori può essere difficile scegliere. Quali sono gli elementi fondanti e qualificanti della vostra scuola calcio?

“Competenza, educazione e correttezza“.

I vostri gruppi squadra come vengono formati e secondo quali criteri? Sono di livello omogeneo oppure misti?

“I nostri gruppi di scuola calcio non sono diversificati per qualità ma sono gruppi omogenei tra di loro. Ai tornei, in base alla qualità richiesta, presentiamo gruppi miscelati fra loro, in base a qualità. Proprio questa è una delle ragioni per cui paghiamo dazio a stretto giro perché non abbiamo gruppi amalgamati fra loro. Crediamo molto nel lavoro condiviso ma per ragioni covid lo abbiamo dovuto interrompere poco dopo l’inizio della stagione. Lavoriamo sulla crescita individuale e su princìpi tattici chiari.
A maggio 2022 tireremo le somme”.

Qual è a tuo avviso l’elemento più importante che un ragazzo deve aver acquisito al termine del suo percorso nella scuola calcio?

Facciamo calcio. Cerchiamo di fornire strumenti tecnici e cognitivi in grado di responsabilizzare il bambino e renderlo autonomo, nelle scelte calcistiche (problem solving in una situazione di gioco) che è poi la chiave per essere libero. Sia nel calcio che nella vita. Il calcio, d’altronde, non è che uno spaccato di vita. In termini calcistici, cerchiamo di formare giocatori. Dare un valore aggiunto ai più pronti. E tirar fuori il meglio da quelli meno portati. Non tutti entreranno nell’Elite agonistica e ancor meno accederanno nei professionisti. In tal caso, il nostro obiettivo è contrastare il tema dell’abbandono. Un bambino meno dotato non ha meno passione di quello più bravo. E deve avere il diritto di giocare”.

Quanti ragazzi formati da voi arrivano nella vostra agonistica e con quali criteri vengono selezionati?

“E’ il primo anno che sono qui e mi piacerebbe, in due-tre anni, che quasi tutta la Squadra Elite primo anno agonistica possa essere composta da giocatori cresciuti da noi. Sfida difficile da realizzare. Ma è la mia ambizione. E quella del Club”.

Quali sono le caratteristiche che devono avere i vostri mister?

“Qualità morali ineccepibili (correttezza, trasparenza, educazione).
Qualità tecniche certificate (patentini) e concrete (la teoria è nulla senza la pratica). La voglia di migliorarsi giorno dopo giorno rappresenta poi il valore aggiunto che se manca, fa crollare il resto”.

Quanti sono solitamente i tornei ai quali prendete parte e qual è il loro livello?

“Il Trastevere, per il brand che rappresenta, viene invitato a tornei prestigiosi. Quest’anno è però assai particolare. Non facciamo però distinzione esagerata su chi partecipa ma su chi organizza. Da parte nostra, due volte l’anno, organizziamo il Torneo delle Affiliate: partecipano i club con cui abbiamo una collaborazione scritta e a cui diamo un costante servizio di formazione tecnica. Quest’anno ne abbiamo avuti tre. Il prossimo puntiamo ad averne cinque”.

Cos’è fondamentale trasmettere ai ragazzi nel loro percorso di formazione calcistica, oltre agli aspetti puramente tecnici?

“I valori della vita. Perdere e vincere, condividere e non escludere, interagire con compagni e non con cellulari, sentire emozioni che solo il calcio, a volte, riesce a dare. Nel rispetto e nella libertà del compagno, del mister, degli avversari”.

I genitori, come sappiamo, molto spesso interferiscono nel percorso tecnico-calcistico dei propri figli. Come regolate il rapporto con i genitori che costituiscono il punto di riferimento fuori dal campo dei ragazzi?

“I nostri tecnici non hanno dialogo con i genitori. Se i genitori lo richiedono, ed è richiesta del tutto lecita, l’incontro avviene in mia presenza. I genitori, divisi in ciascun gruppo / annata, hanno circa 4 riunioni l’anno: la presentazione del progetto (siamo chiari sulla nostra proposta e la nostra filosofia) a luglio; la presentazione dei tecnici a settembre; una verifica intermedia a dicembre; il confronto di fine anno Se ci sono ulteriori confronti voluti dal parco genitoriale, questi ci vengono posti all’attenzione dal referente genitoriale che fa da traide d’union con le famiglie”.

Come riesce, una scuola calcio dai numeri importanti come la vostra, a far crescere tutti i bambini, dai meno pronti a quelli più avanti tecnicamente e cognitivamente?

“Con una metodologia in grado di accogliere e non ghettizzare, di puntare sulla crescita individuale e meno su quella collettiva, sebbene, a lungo raggio, la crescita collettiva è conseguenza poi di quella individuale. Sulla metodologia e sulle scelte formative non ci si sveglia al mattino e si dice “si fa cosi”. Ricerche scientifiche autorevoli (noi quest’anno con le nostre Aree Performance e Match Analysis abbiamo aperto una banca dati che avrà i suoi benefici di analisi tra qualche tempo) hanno segnato il cammino.
Noi vogliamo seguirlo e metterci del nostro.
Col divertimento loro.
Dei bambini.
Che è il miglior termometro possibile.
“Un bambino che non ride è un adulto che ha smesso di giocare”.

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